Gli strumenti

I tamburi sono come le parole...
Ad ogni colpo un cerchio che accarezza le onde
Sfiorando il cielo si spande nell'aria
Vibra la pancia si muovono le gambe
Sorride il cuore....
...I tamburi sono come le parole!

(Cit. Paolo Sofia, Bovalino, Primavera 2013)

Perché i tamburi? Lo spiega bene Paolo Sofia: perché "I tamburi sono come le parole". Perché i tamburi, e le percussioni,con il loro battito ritmico, ci connettono al cuore della Terra, al Cielo, al nostro Cuore. I "Tamburi del Sud" sono tanti e vari. Vengono da ogni angolo della terra, ma anche dal genio e dalla fantasia dei musicisti a caccia di nuove sonorità per esprimere la propria musica.
E' una fucina di contaminazione e sperimentazione questa grande Orchestra del ritmo.
Congas, Bongò, Timbales, Djembè, Darbuka, Riq, Udu, Drum, Boldhran, Tamburello, ,Tammorra, Cajon, Batteria. Ma anche Lira Calabrese, Berimbau, Marranzano, Marimba e Vibrafono. Per non parlare di tubi, bidoni, ciottoli e conchiglie, sonagli e contenitori, plastica e alluminio, legno e marmo: i "Tamburi del Sud" suonano ogni cosa che emani una vibrazione positiva e armonica. Non per nulla i musicisti dell'Orchestra sono anche "artigiani del suono", costruendo spesso i propri strumenti.
Il "tronco che suona", il didjeridu degli aborigeni australiani, è tra gli strumenti scelti uno fra i più "cari" all'ensemble. Quel "tronco che suona" scavato dalle termiti è il simbolo del potere primitivo della musica di mettere in comunicazione gli uomini con quel magico "Tempo del sogno" che è la rotta prediletta dei "Tamburi del Sud".

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